Una studentessa realizza gratuitamente delle mascherine per sordi

Una studentessa realizza gratuitamente delle mascherine per sordi

 

La studentessa del Kentucky, Ashley Lawrence sta cucendo insieme a sua madre per aiutare la comunità dei sordi e degli ipoudenti.

“Ho modificato il modello per essere adattato a coloro che leggono le labbra o che, durante la comunicazione con la lingua dei segni, si affidano alle espressioni facciali per comprendere significati e intenzioni – continua Ashley – le espressioni facciali fanno parte della grammatica della lingua dei segni, come anche il labiale. Si perdono informazioni se non si può vedere il volto”.

Grazie a queste mascherine i sordi non solo potranno continuare a comunicare tra loro con più facilità, ma potranno anche interagire con chi non capisce il linguaggio dei segni (come i medici, infermieri o farmacisti). Con un dispositivo simile, il sordo potrebbe capirlo senza troppi problemi leggendo i movimenti delle sue labbra.

Per crearle la giovane sta usando delle lenzuola nuove e un rotolo di plastica avanzato da un vecchio lavoro fatto in casa. Ma presto avrà bisogno di comprare altro materiale ed è per questo che ha aperto una raccolta fondi su GoFundMe per finanziare il progetto.

Allo studio c’è anche un secondo modello di mascherina. È pensato per chi ha apparecchi acustici e impianti cocleari e si chiude o sul collo o dietro la testa. In meno di due giorni sono stati decine gli ordini ricevuti da oltre sei Stati degli USA.

La richiesta dall’Italia

 

Una mancanza che non riguarda solo gli Stati Uniti ma anche l’Italia. Il 28 marzo, un istituto per sordi di Messina ha chiesto di produrre dispositivi di protezione specifici per chi ha bisogno di leggere il movimento delle labbra.

Una settimana prima, il 20 marzo, Carla Ciotti, presidente dell’associazione Il Quadrifoglio di Ravenna ha scritto una lettera per informare la difficoltà di comunicazione che le persone sorde sordi stanno vivendo anche in questo momento di emergenza. Per lei, specialmente negli ospedali, servirebbe avere sempre qualcuno capace di tradurre in lingua Lis, la lingua dei segni italiana.

“Non è la prima volta che persone sorde, che si recano presso il pronto soccorso, rimangono lì per un’intera giornata (quando va bene) completamente isolate dalla comunicazione – si legge – perché giustamente al fine sanitario gli operatori devono parlare con la mascherina, ma le persone sorde capiscono per la maggior parte anche dal labiale”.

 

Fonte: Mashable

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